domenica 25 agosto 2013

L'Idiota e la coscienza adamantina


Bene, ora che tutti sono tornati alle loro dimore, non resta che l'eco delle sale vuote e il ronzio nelle orecchie a ricordo di quanto è accaduto in questo triclinio fino a poche ore fa. Soltanto riecheggia lontano il suono delle Phorminx e delle loro armonie senza tempo.
Mi resta solo il tempo di una riflessione su quanto si è detto tra una pietanza ed un calice di vino speziato.
Res - Publica.
Anche il caro Platone ne ha lungamente discusso, ma erano altri tempi. Oggi cosa ne è rimasto di quella strana cosa inconsistente e ormai insostenibile e sconosciuta che ci ostiniamo a chiamare Repubblica?
Sembra quasi di insultare ogni cittadino contemporaneo pronunciando questa parola strana e obsolescente che quasi puzza di muffa cadaverica... 
Si perché, al confronto, il dinamico mondo esterno, vorticoso, sapido e speziato sembra ormai ridurre questa idea ad un concetto d'altri tempi, inattuabile e inconcepibile di fronte alla cornucopia globale.
Eppure essa, la Res publica, dovrebbe far riflettere almeno l'idiota.
Alt.
Spendo poche parole annettendo me stesso nel novero della categoria degli Idiotes... i privati... Oggi ne facciamo corpo dispregiativo, ma come tutte le cose ha il suo risvolto opposto: se l'idiota è il privato, colui che guarda al proprio orto senza chiedersi altro, potrebbe alla lunga diventare persino saggio se a tale atteggiamento corrispondesse la conditio adamantina del puro, di colui cioè che non riesce a raggiungere lo stadio d'intelletto che assurge alla furbizia e all'arguzia intesa come raggiro. Per l'idiota vero, ogni cosa è meraviglia ma è anche condizione naturale dell'essere.
E dunque mi vesto da idiota e mi chiedo:
Ma la Res Publica è pubblica davvero? Se si, è quindi qualcosa che appartiene a me come a tutti noi? E' infine qualcosa che condivido con il resto dei cittadini?
Se la risposta è positiva mi domando dunque: Ma allora perché stiamo regalando tutto a gente che non è nostra concittadina? Perché la res publica viene privatizzata sempre più? perché ogni bene viene dato con gesti galanti e strizzate d'occhio compiacenti a chiunque passi di qui che non siano i veri detentori della cosa?
O forse è talmente pubblica da essere uno di quei panni impossibili da lavare in casa e scendere in piazza a descrivere ogni macchia per trovare soltanto derisione da un lato e profitto privato dall'altro?
L'Acqua, è una res publica? Ecco sorgere l'idiota che c'è in me...
Il territorio è la nostra Res Publica?
I confini, il lavoro, l'ingegno, la cultura, le fabbriche, le case, i mari, le coste, l'arte, la poesia, i fiumi, le sementi, i campi, i boschi, i teatri, i musei, l'ingegno, la curiosità, i cieli, le mele, il letame, la fauna, le rovine, le speranze, i figli, le scuole, la musica, il pensiero...son parti della comune res?
Perchè privatizzare ciò che è cosa di tutti? Cosa ha fatto di speciale colui che riceve in regalo l'onore di gestire per sè una cosa d'altri?
Ma soprattutto, l'idiota si domanda, perchè? 
La risposta è forse nascosta nell'antinomia tra legge e giustizia, per caso? Si legge che la legge è uguale per tutti, sarà anche vero, non vorrei metterlo in dubbio; ma lo è la giustizia? Anti e Nomos, Contrapposizione della legge. Dunque soltanto se si legge la legge è legge per chi la legge legge... Per chi fa giustizia spesso giustiziare chi ritiene di essere nel giusto è ingiusto a costo di farsi giustizia da solo.... sempre che la legge lo consenta, ovviamente.
Forse preferiremmo più giustizia e meno legge, maggiore la prima e esigua la seconda sicchè la res publica possa tornare a profumare di pulito come un candido lenzuolo appena lavato e steso al sole del Mediterraneo...




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