domenica 15 settembre 2013

Economia Divina





Si ragionava poc'anzi di quanto il mondo insegua il benessere e di quanto irragionevolmente si ritrovi disposto a qualsiasi sacrificio pur di raggiungerlo. Ebbene tutti i convitati, alla fine, sono rimasti in silenzio, attoniti e interdetti dinanzi alla puerile domanda di un ingenuo figliolo di una manciata d'anni.
"Si, ma come è fatto il benessere?"
   Già, quale contorno gli stiamo dando a questo benessere che sembra una fata Morgana, un orizzonte sempre perseguito quanto irraggiungibile? Com'è fatto questo benessere, di cosa è fatto?
Il dubbio è divampato quando qualcuno, il solito Marcus - ha iniziato a sciorinare le solite bestemmie: la tecnologia, il cellulare, l'auto, il telefono, i treni, gli aerei... il computer, la rete....
   Si, ma è proprio questo il punto. questo destino scelto dall'umanità è davvero il migliore? Se penso ad uscire di casa e avviarmi per i boschi, la mia mente non corre verso il sogno di un fantastico grattacielo nel quale rinchiudermi come una vespa velenosa nel suo alveare.
   E nemmeno penso a quel raro caso in cui tu ed io, nudi in un deserto rovente e avaro, ci nega ogni differenza; perché il tuo telefonino, se non lo sai, posso dirti io dove ficcartelo...
L'umanità è più schiava di se stessa che di quel dio che vuole vincere e negare ad ogni costo con le sue mirabili gesta. Conquista ogni cosa, ma non sa perché e a cosa serva averlo fatto. Ogni suo gesto è tramutabile in un sogno verde fatto di ricatto e di persuasione, il nuovo dio fatto ad immagine e somiglianza del suo creatore: il denaro.
  E ora quel Dio Denaro è ancora più divino perché invisibile ma ovunque e mai dove serve.
Questo è il vero dio che l'uomo prega, agogna, e professa con fede incrollabile.
Un dio che esaudisce tutti i tuoi desideri più ignobili e inutili se tu persegui con dedizione mistica e sacra la fede in lui.
   Un dio vendicativo e persuasore che distrugge ogni ostacolo nella tua mente, perenne osanna nei tuoi pensieri. Non c'è giorno, ora o minuto che tu non preghi questo Santo Dio universale, ubiquo, dai mille volti, evanescente come si addice ad una vera divinità.
   Silenzioso e occulto ai più si manifesta di rado durante la preghiera fatta di buon mattino all'angolo della strada dove è apposta l'apposita cappella modernamente addobbata di luci ed icone. La preghiera poi è facile, è fatta di sole cinque cifre perchè il deus ex machina è tanto potente da ricordare la singola preghiera di ogni singolo fedele.
   E così la tua fede ti porta persino alla certezza che in suo nome puoi prendere qualsiasi giocattolo pregando a rate... o almeno una volta  poteva ancora farsi. Oggi i santuari sono in cerca di fedeli. Forse è in atto una crisi di vocazione. O forse I sacerdoti del tempio non convincono più come una volta. Si sono barricati nella loro clausura operando un Gran Consiglio, un conclave atto ad eleggere un pontefice degno che ristabilisca l'ordine nuovo e le nuove regole di questa angusta fede.
                                                      Ma che ne è di voi, di noi?
   Dov'è quel vecchio Dio infantile che ci raccontava di tutti gli uomini uguali, di quella astrusa cosa che chiamavano amore? Dov'è quel Dio che creava la terra, il cielo e tutte le cose ponendo a custodia di tutta la Sua Opera quell'Uomo fatto a sua immagine e somiglianza?
Mi spiace, non lo vedo più. Sembra eclissato o soggiogato e vituperato dalla protervia del nuovo Grande Re del Mondo. Dio denaro.
   Eh, si. Questo nuovo dio è amato molto più dell'altro. E' indispensabile, eterno, indomabile. E poi non è come quell'altro: ritroso, invisibile, taciturno, arguto, impalpabile!
Questo nuovo Dio è fantastico, perché talvolta si fa anche vedere, persino in grandi proporzioni. Talvolta è sfuggente, invece, perché si annida dentro macchinette che giocano alla morra cinese con te, e se vinci te ne danno un po' come se fosse un'ostia, un sacramento meritato con la fede da dimostrata. Poi  magari tua moglie ti chiede cosa ne hai fatto dello stipendio e tu devi risponderle che lo hai sacrificato tutto al tuo Dio che in cambio ti ha lasciato una preziosa reliquia.
   Questo Dio è amato perché si trasforma sotto i tuoi occhi in spiagge dorate e mari cristallini, in auto lussuose, i mille gadget divertenti e rilassanti, talvolta si trasforma anche in oro e argento, raramente però muta in zucchine e patate, almeno non per noi comuni mortali ma solo per i santi, i sacerdoti, i cardinali e i vescovi di questo santo dio. Loro si che lo conservano gelosamente perché non si spenga la fede ma aumenti il desiderio di conversione.
    Ma l'altro... Quell'altro dio, quello vecchio e sciagurato che faceva crescere le mele sugli alberi, che fine ha fatto? Quello che ci ha messo in testa tutto il cielo stellato dell'universo, che generava falene e farfalle, topi e camosci, scimmie e vongole, quello che trasformava la luce in colore e il colore in luce, quello che regalava alberi con cui respirare, dov'è andato? Con Lui non pagavo il fiume che scorreva, le fonti d'acqua, il vento che trasportava il polline, l'aria che respiravo, le api che inseminavano fiori e piante, gli stercorari che raccoglievano merda in palline per farne nutrimento, i sassi millenari, l'aria, le montagne, la luce del sole. Dov'è quel dio che mi ha regalato i tuoi occhi da guardare e da benedire, i tuoi e i miei capelli che s'imbiancano dolcemente con amabile e tenera semplicità? Dov'è quel dio che mi ha detto di essere pane?

Quel dio che si dava a me per nutrirmi e rendermi unico tra unici, simile tra simili?

Questo nuovo dio non si dà a me, ma sono io che ne prendo un pezzo per barattarlo con pezzi di quel vecchio dio.

   Di cosa è fatta oggi la felicità? E se siamo infelici sappiamo essere tanto bravi (come crediamo di essere) da individuare il colpevole di siffatta infelicità? Se siamo tanto bravi e sapienti, se siamo davvero figli di questo nuovo dio, perché non scendiamo dalla croce per salvarci? Forse per la semplice ragione che questo dio non ci renderà eterni, migliori, sapienti, felici? O forse perchè non ne abbiamo mai abbastanza di questo dio?
Ebbene voi dite: "Questo nostro dio ci fa sentire "realizzati". Bella frase, davvero! Ma, insisto, sapete tratteggiare il contorno di questa realizzazione cui tanto aspirate?
Sarà quella - forse - di non puzzare? Di non essere brutti e sporchi come quei disgraziati immondi del terzo mondo? O di quella gentaglia che spera di salvarsi dalla morte andando incontro alla morte su barconi bucherellati? Vi sentite realizzati se in cambio di una finzione profumata siete schiavi ventiquattr'ore al giorno di un dio che vi regala 15 giorni all'anno di sogno fasullo e il potere di ammazzare sempre e chiunque senza neanche guardarlo in faccia, senza sapere neanche chi sia?
   La realizzazione di cui parlate è il desiderio di sposarvi per divorziare dopo solo due mesi? Far figli a destra e a manca senza curarvi dei loro sentimenti, dei loro timori, delle loro paure delle loro fragilità, questa è la realizzazione? Pagare figli da mostrare come fossero dei cuccioli di cane e dar loro un pasto per poi correre via ad idolatrare il vostro dio e magari, infilarvi in un albergo con un'amante occasionale che in cambio  di grandi fette di quel dio vi regalerà cinque minuti di ansimanti emozioni ben recitate? La realizzazione è non entrare in un supermercato a contatto con la plebaglia ma comprare la stessa merda che compra questa pagandola però molto di più?
   O forse parlate di quella realizzazione profonda che si prova quando uno dei grandi sacerdoti, ormai convinto della vostra fedeltà assoluta e cieca, vi ringrazia con una pacca sulla schiena per avergli dato il vostro sangue e voi per riconoscenza gli avete dato la vostra vita, per intera, confezionata con una corda al collo e presentata con abile perizia proprio al centro della camera in cui lo avevate ospitato dopo trenta ore di lavoro indefesso per mostrargli tutta la vostra abnegazione al "lavoro vero"?
Ecco i nuovi eroi della grande civiltà del nuovo millennio. Tutti giovani e forti che alzano una mano tesa ai loro sovrani e il pugno chiuso sul petto (dalla parte della carta di credito) gridando con eroica fermezza:
"Ave! Morituri Te Salutant!".
Dov'è più quel dio che mi ha mostrato come il suo mondo si divora da se stesso per rigenerare un nuovo mondo vergine e puro, pronto per nuove vite?
Di' la verità. In realtà sei tu che vuoi essere Dio! Vuoi avere diritto di vita o di morte su chiunque non sia te; ma per fare ciò devi cercare altri Dei... come te... Che strana sensazione voler essere unico sapendo che per fare ciò hai bisogno d'altri... E allora inventi un Dio che sia "Super Partes", un dio comodo e malleabile che tu stesso controlli per poter vivere da Dio. E così nessuno più ti vede, nessuno sa chi sei o dove sei, l'unica cosa certa che tutti sanno è che sei pieno della grazia di Dio, di ogni ben di Dio... il Tuo Dio.

Roberto Caravella



sabato 7 settembre 2013

I SIGNORI DELLA GUERRA



E’ strano, e non è certo una sensazione di pochi, che in una crisi che ormai non più trova fondo qui come altrove un primo ministro sia capace di fingere e mentire tanto spudoratamente dinanzi ad un intera nazione – sebbene con un espressione più simile a quello del cordoglio che a quello della soddisfazione – con una professionalità da attore consumato affermando che l’Italia non è più un sorvegliato speciale e che ora, finalmente, conta! Conta? Ma cosa? I debiti? Lo sfacelo sociale? La Caporetto economica? Conta il numero di morti? Cosa conta questo grand’uomo insieme al manipolo di pseudo democratici impallinatori e protezionisti? La presenza di “Chiodo” al G20 aveva una per nulla chiara assonanza con le saghe di J.R.R. Tolkien, in cui al povero Chiodo viene affidata una missione non sua, un sacrificio per nome di silenziosi e oscuri signori. E lui ha delle visioni, mistiche a volte, in cui vede realtà impossibili come la dignità di un paese che ormai è avvolto nelle tenebre più fitte e maleodoranti. Ma Chiodo segue queste visioni e porta con sé un drappello di Lhobbyt (no, non è un errore casuale… ne un refuso…) drogati di non si sa quale misteriosa pozione che li rende obbedienti al comando del signore della guerra. Che strano. A parte il fatto che G20 evoca da sé un sinistro presagio, quello dell’ultima vera guerra del XX secolo ma anche la prima grande guerra del XXI! E la data del Consiglio? Anche quella emblematica. Di fronte ad una nazione ipnotizzata dalla ormai universalmente celebrata fatidica data dell’ 11 Settembre, quando ancora scorrono celebrative lacrime rigando i volti democratici di un popolo colpito così “profondamente” e “ingiustamente” al cuore, quando ancora una volta si riaprono le rabbie ed i rancori ecco che il Gran Consiglio decide di decidere, proprio all’alba del giorno successivo…
Ancora una volta gli “sceneggiattori” di Hollywood scendono in campo di soppiatto a suggerire inquadrature, soggetti, scenografie e sceneggiature di ottima fattura per interpretare ancora una volta il mitico eroe di una Saga degna del migliore Omero del presente.
E  Chiodo non desiste. Lui deve ritrovare l’anellino di latta, il gadget della Nestlé che è stato sottratto al grande sovrano mentre sorbiva la sua tazza di latte condensato. Ora sorride con aria mesta esclamando con denti stretti: Ora è tutto a posto, bisogna andare avanti…”. Ma andare dove, se siamo ormai prigionieri agli arresti domiciliari? Compatti? Cosa è compatto in Italia? Chi, soprattutto ha ancora la sensazione di compattezza oltre Chiodo e i suoi fratelli? Il vecchio druido, poi, sembra aver smarrito il libro degli incantesimi e delle pozioni… ormai va a memoria perché non ha il coraggio di confessare che alla sua età è facile passare metà del tempo a perdere le cose e l’altra metà a cercarle. E allora si limita a dire frasi sconnesse che, secondo il vecchio saggio, dovrebbero accontentare tutti scontentando ovviamente chiunque non sia parte del manipolo di Chiodo… e forse neanche tutti…
Merkonda, intanto, si alza silenziosamente dal consesso dei guerreggianti in pectore e se ne va; proprio mentre il “Gran Capo” comincia a recitare il suo monologo trito e ritrito fin dai tempi di “Casablanca”. Frasi alla Bogart che vorrebbero raggiungere gli apici dell’eterno: “Domani è un altro giorno” ma la Epburn questa volta non aspetta neanche che termini e se ne va negando anche quel bacio appassionato su cui le nostre mamme piangevano amorosamente. Lei va via, non le ascolta quelle parole, l’eco vuoto rimbalza nelle menti vuote e sulle pareti di finto legno che Il santo Pietro gli ha messo a disposizione nella sua città di villeggiatura a nord… ma che ora, per bocca di un signore strano avverte il Grande Capo che la finzione non basta più. Non una mossa falsa perché stavolta la trippa è finita non soltanto per i gatti ma anche per gli “uomini” che abbiano almeno una lettera in comune con gli “Uomini”.
Allora si apre il bivio del sospetto: chi seguire, l’alleato al quale abbiamo promesso tutto, oppure colei che pur barando, mentendo, assoggettando, tenta disperatamente di opporsi a quel Gran Capo facendo scudo con una nazione nuova e potente ancora da creare? Ebbene, si. Questo era l’intento originario! Pianificato ormai da oltre quattro decenni, forse più. Gli staterelli europei, da soli, non potevano farcela, si doveva fare un solo grande stato capace di dire no ai prepotenti signori oltremontani e oltreoceanici. Ma si sono fidati di un fiuto poco affidabile. Hanno scelto la strada sbagliata indicata, indovina un pò? Proprio dai messaggeri di quel Persiano d’oltre oceano: il denaro!
Mossa sbagliata, mossa falsa. Uno scacchista di rango lo riconoscerebbe subito: un “barbiere” in due mosse e scacco matto. Scegliendo il denaro come arma si è creduto di arginare subito il dramma che si stava compiendo sotto gli occhi di tutti creando una moneta forte che contrastasse quel verdone a cui tutti aspiriamo e abbiamo tanto aspirato (anche i Russi…). E in effetti ciò è avvenuto, è vero. L’euro ha dato tanto filo da torcere al doblone d’oro del Gran Capo Obarone degli Obamoni…
Ma ci si è dimenticati di quel trascurabile, infimo, apparentemente inutile e zavorrante particolare che fa la differenza: l’Identità.
Si perché pensando sempre e soltanto in termini di denaro si è finiti con l’identificarsi in una fede comune che - ora lo stiamo comprendendo con chiarezza – fede non è ne può esserlo. L’Identità, singola o di popolo che sia, è fondamento di qualsiasi coesione sociale. Partendo da quella si sarebbe fatta un Europa Nobile e verace. Costruita sul denaro si è creato uno scudo che al primo squillo degli shofar crollerà come le mura di Gerico, come briciole di panettone lasciando sul terreno solo uva passa.  Chi scegliere dunque? Schiavi d’Europa senza più Costituzione paterna o schiavi d’America senza più costituzione materna? Chi farsi nemico, uno o tutti? Potrà mai un Italiano che non si dichiari partigiano vero, andare dal Serse Barakkon degl’Obamoni e dire: “Grazie, basta così, vogliamo esser grati per quanto ci avete aiutato un secolo fa, vi ammiriamo moltissimo da sempre, ci piacciono i vostri film, ma adesso basta, il conto è stato pareggiato da tempo ed ora rivogliamo la nostra identità, bella o brutta che sia, antica o mederna, attuale o obsoleta perché è nostra e nostra vogliamo che resti! E se devo proprio scegliere una Terra preferisco questa, ma da oggi in poi le leggi le detto io anche al resto dell’Europa!”. Non si può essere europei e al tempo stesso sostenere chi vuole punire, piegare e mortificare degli innocenti in nome del denaro. Perché devo uccidere o aiutare chi vuole farlo, per dar da mangiare degli zoticoni vaccari ripuliti solo nell’abbigliamento? Perché questo Mediterraneo, di cui Io ho le chiavi, devo aprirlo come se fossi l’usciere, il portiere d’albergo mal stipendiato invece che il proprietario? Perché offrire la camera con vista migliore al miglior cecchino in circolazione per uccidere mio fratello a cento passi da qui? Ma soprattutto, perché non riesco a scorgere quei cernecchi nascosti sotto il cappello da Cow Boy sulla testa del cecchino che mastica cewingum?
Io credo che un vero patriota comincerebbe da un’Austerità reale e senza upsylon finale, autentica, sana, franca. Un’austerità che indichi la strada vera, giusta e nuova da percorrere, fatta di autarchia. Un austerità che insegni al mondo come si deve e si vuole vivere senza sopravvivere. Affrancata dal petrolio (e si può… ohhh si, se si può!), affrancata dai semi mostruosi, affrancata dalle competenze di parte e dalle competenze incompetenti.
Ma soprattutto affrancata da gente venduta che recita la parte del buono, de “arrivano i nostri” di un Western molto, troppo all’italiana… Affrancata infine da un identità non identificabile, non reale, non riconoscibile nei volti, negli sguardi, nelle parole dei nostri figli.
Ora e sempre resistenza, questo il vecchio adagio, seppur convulso nell’entusiasmo giovanile che ora si spegne sul volto dei nostri giovani in una sorta di climacus liquescens  che si restringe in un sintetico, asettico e liofilizzato clik. Resistere è però un dovere morale e perfino religioso dettato da una preghiera che ai più appare bizzarra.  Si perché lo Ior fa scomparire i suoi soldi facendoli migrare vero Germania e Svizzera mentre il nostro amato Francesco chiede al russo di non spargere sangue… proprio a lui che ha denunciato il Grande Capo dicendo che non permetterà un simile omicidio? Qualcuno se lo è domandato, il perché di questo gesto? Noi si, e la risposta non è stata confortante, ma crudamente onesta. Ormai è tutto stabilito, cavalli, re, regine alfieri e pedoni sono disposti a dovere e la posta in gioco è davvero molto alta, anche più del sangue – colpevole o innocente che sia – Perché Chiodo non si rende conto di aver compiuto più di un affronto verso più di una persona credendo di far la parte di quello accomodante. Ha pestato i piedi a tutti, sopra e sotto, a destra e a sinistra sia in senso lato che in senso geografico. Si è dimostrato ancor più meschino e imbelle di quanto crede di dimostrare con l’aria di giovane “pulito”. Ha in mano le chiavi di quest’albergo ma non chiede prezzo, soltanto favori… e protezione. Machiavelli avrebbe vomitato anche la bile. Ma noi? Torniamo a ridacchiare del satiro che, favorito e messo lì apposta in cambio di altri favori, ha permesso da vent’anni tutto ciò.
Opporsi, resistere e parteggiare è ormai il vero, autentico segnale di chi sa di dover smettere di essere altri che se stesso, di abitare la propria casa e difendere la propria famiglia. È l’imperativo di chi sceglie diessere finalmente Uomo, finalmente Donna.


Roberto Caravella