giovedì 16 giugno 2022

 




Metafore: 

Bambini cattivi e maestrini arroganti.


Di R. Caravella


Che il solipsismo sia un male è noto ai più; ma che sia anche una prerogativa adolescenziale non è a tutti chiaro. L’adolescente è, per suo naturale stadio evolutivo, un ribelle solipsista e tutto ruota intorno ai suoi bisogni, ai suoi capricci, alle sue fantasie e persino alle sue prime turbe. Goffo e spregiudicato, tracotante e inesperto, furbo e ingenuo… nell’adolescenza ogni ossimoro è  pervenuto e conclamato. Eppure il « giovin virgulto » lo si accetta con saggia pazienza sapendo che quel suo agire è dettato dal bisogno disperato di crescere e toccare con mano i propri limiti e le proprie forze; è lo stadio in cui l’ormone immanente e pervasivo spinge al coraggio di osare, di opporsi, di pretendere e - soprattutto - di mostrarsi come individuo pieno degno di attenzione, la cui parola deve avere già un valore.

  Più grave è invece quando quella tempesta ormonale che accende il solipsismo si manifesta in età avanzata in una di quelle nazioni della terra che - esattamente come farebbe un ragazzetto insolente - si arroga il diritto universale, solipsista appunto, di non riuscire proprio a guardare i disastri che ha combinato in casa, a scuola, in strada, con i compagni o con gli adulti e nonostante ciò pretende  di dettar legge. Non pensa neanche che sia lontanamente possibile che altri facciano caso a quei suoi disastri. E lo fa con perfida arroganza bacchettando persino genitori e maestri imponendo loro sanzioni. 

« Non mi compri il nuovo iPhone? Va bene! Allora io non vado più a scuola! »

Ecco, non ci pare di rammentare qualcosa di già vissuto? I cowboy d’oltreoceano, ad esempio, quelli che il giorno prima sfornavano pane fatto con grano russo e oggi minacciano la Russia di non comprare più pane da loro… Oppure i new farmer dell’Illinois che, seppur travestiti da senatrici e presidenti, restano nell’anima volgari contadinacci e adolescenti burrascosi incitando gli amichetti ingenui a fare dispetti al posto loro.

Nella fattispecie - e per chi non avesse colto la metafora - sono quei ragazzotti che sottobanco hanno spinto gli amichetti del branco a non comprare petrolio da zio Vlad per fargli il dispetto:
« Ah non mi compri l’Ukraina? Bene, e noi (voi…) non prenderemo più il tuo petrolio… tiè! Così impari!»

Ma quale sottile astuzia si rivela sotto questo agire adolescenziale che potremmo riassumere citando il vecchio proverbio: « getta la pietrina, nascondi la manina »? Cui prodest? 

Chi beneficia di un simile dispetto? Di certo zio Vlad che, da buon adulto marpione e navigato, fa spallucce e ride sotto il baffo aspettando che passi la frenesia e che torni la fame… vedrai che prima di sera sarà di ritorno e siederà a tavola come nulla fosse accaduto domandando « che c’è per cena stasera? ». E mangerà zitto e buono meditando qualche altra marachella più astuta e cattiva.

Ma il nostro Giamburrasca oltreoceanico nuoce però anche e soprattutto ai compagnucci del suo branco che, convinti del loro sedicente leader, ne pagheranno tutte le conseguenze in quanto, a conti fatti, saranno loro ad essere puniti severamente e - dovendo scegliere tra la punizione di mammà e le sberle o l’ostracismo del piccolo Sam, nessuno oserà mai fare la spia. Vi domanderete il perché; è presto detto. 

Perché il branco non pensa troppo, pensa semplice; il branco è istintivo, è come una carta da gioco: da sola non sta in piedi, deve appoggiarsi ad un’altra e a un’altra ancora fino a creare un castello di carte per sembrare grande e forte anche se al primo soffio crolla miseramente sotto gli occhi divertiti del mazzo ancora grasso di inutili carte. 

E’ così, dunque: Il nulla d’oltreoceano, il solipsista con turbe ormonali, il disordinato e burrascoso adolescente della prateria oggi come sempre vuol decidere non soltanto come giocare ma anche quale debba essere il parco giochi che, a detta sua, ovviamente gli appartiene. E di certo il moccioso pargoletto mente sapendo di mentire, magari dando un pugno sul naso a chi lo smentisce o semplicemente raccontando fior di balle al fine di intimorire come: 


« Il parco è di mio zio, che è capitano dei carabinieri, e quindi se vuoi giocare qui devi obbedirmi, altrimenti vattene! »

« Si, si! Vattene! Facci giocare con Sam! » urlano gli altri ragazzini in coro…


Avevo un compagno di classe così. Ancora lo ricordo e mi è stato « amico » finché gli sono servito, poi un giorno mi svegliai dal torpore e lo colpii metaforicamente con una vera sanzione: quella di dover fare a meno di me per vantarsi da allora in poi. 

Ma gli altri amichetti invece gli hanno sbavato addosso fino ad oggi senza mai cavare un solo ragno da quel buco. Erano carte, quei miei compagni e ancora oggi sono dei magnifici zeri. Ma, sia chiaro, altri ancora ne ho incontrati sulla mia strada… E ad onor del vero mi hanno insegnato tanto senza saperlo e a proprio loro devo in parte sia pur minima, ciò che sono oggi. 

Dal loro agire - ad esempio - ho imparato che se lo ignori, il solipsista ti viene vicino e, con aria da micione triste, ti chiede: « Ma tu, mi vuoi bene? ». Magari questo accade esattamente due secondi dopo che te ne hanno combinata una di quelle che meriterebbero una montagna di sberle… se giri la testa al tuo cavallo e vai, aspettati di ricevere telefonate e proposte indecenti che però sono travestite da calumét della pace… se accetti, la giostra riparte.
Eppure hanno bisogno di te come un vampiro del sangue della sua vittima. Non possono fare a meno di altri per poter dar sfogo a tutti i loro pruriti e paranoie. 

Ma oggi, alcuni di quegli « zeri » che accompagnano Sam il bamboccione stanno iniziando timidamente a cercare di unirsi a qualche due o a qualche tre, perché il dispetto del bambino cattivo a cui hanno dato seguito si sta rivelando un suicidio inutile e hanno compreso che l’unico vero scopo dei solipsisti maestrini arroganti è soltanto distruggere Nonna Europa, smembrarla, rapinarla, esigere la sua eredità prima che tiri le cuoia e prima che qualche avveduto parente ne reclami il diritto d’asse. E infine organizzare festicciole e party a base di donnine nude e qualche giochino d’azzardo birra, gin e whiskey, talvolta accompagnati da eccitanti polverine rosso sangue o polverine bianche come la neve…

Così, ovunque e sempre, ha fatto il piccolo Sam, quel dannato ragazzino, sotto gli occhi omertosi di tutti i compagni di branco e di tutti gli adulti. Del resto… si dice: Omen Nomen… USA&Getta… possibilmente con distratta e sciatta noncuranza.

E nel frattempo, come granturco dell’Illinois, nel campo della nonna si gettano a spaglio manciate di semi di menzogna, d’ogni specie e anche qualche manciata di zizzania. 

Concludendo, diciamocela tutta così semplicemente: è banalmente una questione di pesi e misure (ma anche un pò di psichiatria infantile) e alla fine della commedia, tutto si spiega con semplici numeri… roba da terza elementare:  


  • Conterò poco, è vero:
    - diceva l'Uno ar Zero -
    ma tu che vali? Gnente: popio gnente.
    Sia ne l'azzione come ner pensiero
    rimani un coso voto e inconcrudente.
    Io, invece, se me metto a capofila
    de cinque zeri tale e quale a te,
    lo sai quanto divento? Centomila.
    È questione de nummeri. A un dipresso
    è quello che succede ar dittatore
    che cresce de potenza e de valore
    più so' li zeri che je vanno appresso.

(Trilussa - 1944)



Domanda: E se per caso io valessi tre e tu cinque?



R.C.






  Ah'aretz - אֶרֶץ : Considerazioni sulla Terra


- Crediamo davvero di conoscere il nostro mondo? Forse che essere liberi come la terra ci fa paura...? -