Ecco, un buon Falerno, ostriche, miele, noci solo per iniziare. Benvenuti a voi amici cari. Tra un po' arriveranno i miei musici migliori, auleti, e citaredi con i loro canti ancora bagnati di sole e di suadente nostalgia.
Ci attende una cena gustosa della quale vi fornirò, se vi piace ogni recipe. Tricliniarca, inizia tu come ben sai!
Sono stato a lungo incantato dal nostro amico, il saggio Julius, che è riuscito a toccare alcune corde più profonde dell'animo mio. E vorrei farvene partecipi poichè ho sempre più il timore che ognuna di queste cene sui nostri triclinii possa essere l'ultima. Non per mio o vostro volere, sia chiaro, ma per le ragioni che andrò a spiegare e di cui spero parleremo insieme come vuole la buona tradizione del simposio amichevole.
Avete, anzi abbiam visto tutti cosa sta avvenendo fuori di questa dimora. Pare che sia guerra ovunque, ormai. Ma forse soltanto noi ce ne rendiamo conto ancora; le tabernae ormai si svuotano come le paupinae e ogni thermopolium... Giorno dopo giorno, alzando gli occhi al cielo vedo sempre più silenziose le strade e alle finestre sventolano leggere e solitarie tende che svelano case senza vita.
È finita l’era dell’abbondanza. Il mondo ha vissuto
nell’illusione che ce ne fosse per tutti e per sempre. Siccome coloro che sanno
e che non vogliono cedere nulla della loro ricchezza e del loro potere partono
all’attacco per una guerra senza precedenti nella nostra memoria. Il vento già da tempo annuncia il suo approssimarsi e porta con sè un acre odore di devastazione.
"Già, ma cosa possiamo fare, noi? Il mondo è grande e noi siam pochi... la storia poi va come vuole...
e poi: fare qualcosa per cambiare cosa? Non si può tornare indietro all'età della pietra e rinunciare a tutto quanto abbiamo conquistato! Dài, mi sembri esagerato... ci sarà pure un modo...
Rubeus Rufius:
Dobbiamo guardare al presente come se fosse già futuro, Plinius caro. Nessuno avrà il coraggio di operare una svolta politica tra tutti
coloro che fanno la politica per “mestiere”. E neanche impossibile è fermare quest'onda che si approssima. Chi come te pensa che ormai nulla può essere cambiato, che tutto ciò che abbiamo raggiunto e ottenuto sia cosa buona e giusta, commette un atto di ingenuità che svela quanto grande e diffuso sia questo male canceroso che ci affligge. Perdonami, amico mio, ma per affetto devo metterti in guardia da simili pericoli. Tu che sei così amabile verso la gente, così generoso e forte portatore di sani principi, non dovresti soffermarti a ciò che pare essere e non a ciò che è in realtà. Ma per far si che io non sembri il retore che impone la sua propria ragion d'essere come verità assoluta lascerò parlare proprio il nostro Julius... Ahh! lupus in fabula! ecco che viene. Salute a te e benvenuto tra noi dolce amico! vieni, accomodati dove meglio credi .... Tricliniarca, sbrigati ad accudire al nostro convitato!
Julius:
Ti ringrazio, amabile Rubeus Rufius, ciò che dici è poco rispetto a ciò che io stesso ho compreso viaggiando in lungo e in largo per l'Impero. Il problema della nostra crisi finanziaria è soltanto parte minima di un grande progetto strategico che giunge da Occidente e mira ad Oriente e che verrà a maturazione molto prima della stessa questione finanziaria.
Dici dunque che non dobbiamo guardare alla nostra situazione che si sgretola sotto i nostri occhi?
Julius:
No, amico mio dico che bisogna cercare quelli come noi per parlare con essi a viso aperto - come è nostra tradizione - e convincerli ad andare dai capi di questi popoli (1) e dire che noi,non siamo parte di questa guerra. Questo sarebbe un cambio epocale di proporzioni inaudite! Ma più di ogni altro mi preme l'argomento della Transitio... che è alla base di tutto il nostro pensiero. Noi tutti ci siamo dispersi, smarriti anche nello spirito perchè la nostra tradizione di grandezza interiore è stata tradita prima dalla sinistra e poi per la fascia che denominammo democratica che anch'essa ci ha traditi.
Ma la verità è che questa società sta morendo. Se ancora qualcuno ha qualche dubbio vuol dire soltanto che non ha capito nulla, che deve andare a studiare meglio, che deve informarsi, ma soprattutto che deve svegliarsi. Questa società è finita, è giunta al capolinea, non c'è futuro per lei neanche nell'arco di tempo di questa stessa generazione.
Marco Valerio:
Ma se questa società muore cosa verrà dopo? Quanto tempo ci vorrà e quale strada bisognerà percorrere per giungere alla nuova?
Julius:
Adorabile Marcus, sembri più giovane di quello che sei. La tua domanda però nasconde ciò che il timore d'ognuno di noi serba nella propria intimità. La Transitio non è qualcosa che qualcuno stabilisce a priori, a tavolino con strategie geometriche. Essa è il frutto di un cammino fatto insieme con uguali intenti e con eguale onestà affidandosi gli uni agli altri e garantendo il proprio appoggio agli altri. E' il "Passo dell'Uomo".
Marco Valerio:
Belle parole, non dubito della tua buona fede e della tua saggezza, ma cosa vuol dire, amico mio, tutto questo?
Julius:
Vuol dire che il passo dell'Uomo è un trapasso culturale... Se decidiamo di condurre questa transizione con le nostre mani, secondo etica, secondo morale e con le armi della democrazia più pura e sana ci sono buone possibilità che volga a buon fine, altrimenti...
Plinius Veraci:
Vedi, Marco, Julius dice il vero. Ricordi cosa avvenne quando il nostro sacro impero si sgretolò sotto i colpi delle invasioni barbariche? Tutto si azzerò, facemmo d'improvviso un salto indietro di dieci secoli. Lo splendore (o quello che ne restava) cedette il passo all'oscurità, all'ignavia, allo smarrimento alla regressio e alla paura regalando le nostre terre a chiunque passasse per le nostre contrade. Soltanto pochi conservarono il seme e furono coloro che coltivarono in gran segreto la cultura...
Julius:
La transitio è infatti una grande operazione culturale, profonda, radicale. Ognuno di noi deve prendere su di sè il peso di questa responsabilità, ora, adesso, subito. E questo perchè tutti i capisaldi su cui abbiamo fatto affidamento fino ad oggi, presto non ci saranno più. Gli invasori, uniti ai popoli germanici da essi soggiogati e ricattati, premono affinchè tutti noi si continui a desiderare d'essere figli di un altro popolo, di un altro pensiero, di un'altra cultura con altri sentimenti e con giustizie che non ci appartengono. Lo scopo è dichiarato: toglierci tutto ciò che è nostro e che da essi saremo costretti ad acquistare a caro prezzo.
Marco Valerio:
Ma basterebbe allora prodigarsi per proporre qualche correzione, e questo vedo che lo si sta già facendo... i nostri senatori promuovono ogni giorno correzioni....
Julius:
No, amico mio, non servono correzioni... sarebbe come gettare un tronco nel letto di un fiume in piena... puoi rallentarne il flusso ma non fermarne la violenza e la portanza della massa d'acqua impazzita... E se anche riuscissimo nell'intento non otterremmo che un inondazione colossale delle nostre stesse terre e moriremmo tutti ancora più in fretta, travolti dall'esondazione violenta che noi stesso avremmo provocata.
Marco Valerio:
io mi accontento di un fiume di Falerno... Salute a voi tutti!
Ride e beve di gusto mentre tutti i convitati si lanciano un occhiata incerta sperando di trovare un segnale che sveli un segreto sostegno a questa frase. Chi in realtà è nel giusto? Chi ha con sé la ragione: colui che prende le cose come vengono e gode in carpe diem o chi si trastulla con progetti irrealizzabili? chi realmente cammina nel giusto, chi si illude o chi è spietatamente realista e pratico? In fondo Qui non est hodie, cras minus aptus erit dicevano i vecchi... se non sei pronto oggi, lo sarai ancor meno domani... e forse Marco Valerio non era pronto oggi... Julius però non si scompone. Giudica Marco Valerio come giudicherebbe suo figlio, in fondo troppo giovane, o forse anche troppo disilluso. Di certo rammollito dall'esagerato consumo dei beni facili e delle comodità scomode e costose. Il giovane è cresciuto per sua disgrazia in un mondo in cui si dipende da desideri altrui, dove la vita è regolata secondo desideri imposti come qualcosa che la natura stessa vuole che siano imposti. La scienza è fede come il sole o la luna, la tecnologia è una necessità imposta da Dio stesso. Ogni comodità è inalienabile perché, semplicemente, così è e basta... Il mondo, la natura, l'acqua sono soltanto cose, prive d'anima, prive di valore se non quello commerciale. Il denaro, poi è santo e benedetto. E' ciò che ti dà dignità. Non il lavoro, non il pensiero e l'intelletto, non il comprendere la vera realtà cui si appartiene... no, tutto questo è stato negato al giovane Marco Valerio e non per sua colpa. Va dunque aiutato, compreso ed educato con amore e con passione, proprio come un figlio che si è smarrito. E poi da lui farsi aiutare e con lui marciare.
Julius:
Carpe viam, mihi crede,comes ! Dammi Retta, Marcus, vieni, mettiti in cammino con me!
(alza il calice e beve anche lui... e tutti lo imitiamo accennando ad un timido ma sentito sorriso)
Credimi, oggi, ora, abbiamo tutti un impellente necessità di avere un grande coraggio, un coraggio che possa scrivere la storia: un coraggio da eroi. Abbiamo bisogno di dire cose nuove, cose che la gente non ha mai sentito! Ma non dobbiamo farlo soltanto noi anziani! Dobbiamo farlo tutti insieme, anche e soprattutto voi giovani! Dobbiamo transitare insieme come un esercito compatto stretto a coorte!
Se diremo cose già dette ci scambieranno per gli stessi truffatori che ci hanno preceduti.
Vogliamo una repubblica fondata sulla serenità e libera da schiavitù, non una repubblica fondata sulla sofferenza e sulla schiavitù, non una repubblica del benessere e della ricchezza, ma una repubblica costruita sul benessere sociale, sulla cooperazione, sulla solidarietà e sulla dignità.
Per compiere il grande salto le idee del XX secolo non ci serviranno.
Avremo bisogno di idee nuove, perché quelle passate sono infette fin dalle radici. Non avremo bisogno neanche della statura dell'Homo sapiens perché è proprio l'Homo sapiens il responsabile di aver prodotto questa realtà apparentemente inespugnabile ma che si è rivelata ormai soltanto una vera e propria catastrofe. Eppure, nonostante il desiderio di non voler vedere, è certo che essa è alla fine, morta... per sempre. Noi stessi, nella totalità sociale degli esseri umani siamo diventati un'anomalia del Creato. Lo stiamo distruggendo il Creato; non ci basta più. Stiamo distruggendo ogni cosa, ogni pianta, ogni goccia d'acqua, ogni pietra, ogni atomo d'aria. Stiamo distruggendo la nostra complicità con la Terra e con il Creato. Abbiamo cercato di ignorare ogni cosa che non fosse denaro e potere erigendoci a dio unico morendo ogni giorno di più.
Rubeus Rufus:
Dunque tu parli di un salto evolutivo. Non ne fai più una questione politica, ma umana...
Julius:
Certo! Non abbiamo alternative. Ciò che serve è saltare l'orrido sul cui limitare siamo arrivati. O saltiamo o precipiteremo., non c'è altro modo di aggirare questa mostruosa faglia rovente che abbiamo sotto i nostri piedi. Non serve a nulla discutere se tra non molto la voragine si aprirà ancor più e d'improvviso esalando calore e magma mortale. Bisogna saltare.
Rubeus Rufius:
Ma questo vuol dire anche ritrovare la strada per operare un salto spirituale. significa riuscire finalmente a vedere l'unità dell'uomo con il cosmo, con l'universo e in definitiva con Dio o quel che chiamiamo tale...
Julius:
Hai detto bene, mio caro amico. Ritrovare il dio originario. Anche questo comporta il salto cui alludo. Ma bisogna fare attenzione a non promuovere queste idee portandoci dietro la terra del nostro passato, quella infetta; dobbiamo saltare e cercare una terra nuova e ricca di humus su cui piantare le nuove idee. Dobbiamo trovare un'unità del pianeta. Dobbiamo abbandonare ogni partitismo, ogni divisione, ogni ripartizione d'ordine politico e rinnovarci sulle basi di ciò che è necessario all'equilibrio tra umanità e Terra. Il nostro benessere parte da lì e dalla dignità che è in noi quali figli della terra e figli d'un dio giusto.
Plinius Veraci:
Beh, allora potremmo cominciare col convincere i vecchi a non cedere le proprie terre per trenta denari al primo straniero che passi, ma affidarle ai giovani e a tutti i volenterosi ( magari conservandone la proprietà ) che rimettano in sesto ciò che è stato abbandonato per correre al miraggio delle industrie dell'inutile... Potremmo così cominciare a rinverdire l'italico giardino, che fu piegato al cemento e all'acciaio, per restituirgli lo splendore originario e vergine. Questo gioverebbe a noi tutti e al mondo intero poiché il coraggio di intraprendere questa via con un simile primo passo è di certo un monito e un distintivo di una civiltà che è già in cammino per compiere il salto dimostrando quale sia realmente la sua natura e indicando al mondo intero, ancora una volta, di quale potere intellettuale e culturale è capace la nostra gente.
Nota: (1)
Julius parla dei
popoli d'occidente e d'oriente, al secolo Usa e Cina, ma si riferisce anche ai
Germani. Le popolazioni celtiche del basso Reno avevano così qualificato i
Germani incontrati in battaglia. La derivazione germanica darebbe, fra altri,
il senso di: mercenarî "desiderosi di guadagno" (ted.
mod. gehren).
Ciò si sta verificando per l'ennesima volta a scapito dei popoli del
Mediterraneo...
Consequat diem
Recipe:

II. IN MVRENAM
Ius in murena assa: piper, ligusticum, satureiam, crocomagma, cepam,
pruna Damascena enucleata, vinum, mulsum, acetum, liquamen, defritum, oleum, et coques.
Aliter ius in murena assa: piper, ligusticum, pruna Damascena, vinum, mulsum, acetum, 5 liquamen, defritum, oleum, et coques.
Aliter ius in murena assa: piper, ligusticum, nepetam montanam,
coriandri semen, cepam, nucleos pineos, mel, acetum, liquamen, oleum, et coques.
Aliter ius in murena elixa: piper, ligusticum, anethum, apii semen, rhus Syriacum, 10 caryotam, mel, acetum, liquamen, oleum, sinape, defritum.
Aliter ius in murena elixa: piper, ligusticum, careum, apii semen, coriandrum, mentam aridam, nucleos pineos, rutam, mel, acetum, vinum, liquamen, oleum modice. calefacies
et amulo obligas.
Aliter ius in murena elixa: piper, ligusticum, careum, cuminum, nucleos,
caryotam, sinape, mel, acetum, liquamen et oleum et defritum.