Se e Sé…
Tanti credono di comprendere il
se-nso del Sé in quanto gli appartiene, o per lo meno così credono, ma ai molti sfugge totalmente il senso profondo del Se, il fonema condizionante e sottilmente ingannevole.
« Se fai questo ti prometto che… »; oppure:
« Se sei davvero il figlio di Dio trasforma queste pietre in pane… ».
Sfugge il fatto che quel « se » così spesso associato o confuso con il « ma», vuole escludere qualsiasi risposta e dividere perciò ogni cosa. Il Se è provocatorio e instabile e per questa ragione non andrebbe mai data risposta al se, e men che meno diretta; « e se cade? », « e se si rompe? » . « e Se non fanno quello che gli ordino? »…
Il Se è scivoloso, viscido, sibilante, mutevole e infido. Ma è anche vacuo e instabile. Si fa forte quindi della sua perfida astuzia e del suo mimetismo. Se il bosone è (come vogliono farci credere) la particella di Dio, allora il Se globale è la particella di un finto dio, dell’apprendista stregone, del vigliacco che si fa forte della sua tracotanza eretta ad armatura. Si, perché dentro quell’armatura vi è in verità un molle paguro indifeso costretto di continuo a traslocare in conchiglie più grandi che però non sono sue, ma le ha rubate a chi se l’e è costruita negli anni con il proprio lavoro. Il Se è quindi un saprofita, un’approfittatore, un meschino, un parassita che senza quella conchiglia è incapace di sopravvivere e sarebbe preda facile per chiunque. σαπρός (saprós) "marcio" e φυτόν (phytón) « pianta »…
Al « Se » si risponde in altro modo, in maniera trasversalmente diretta:
« Sta scritto che… »: così si risponde, perché il se vuole sostituirsi a regole più alte di lui che mai in altro modo potrebbe imporre.
Ma ai più sfugge, come annunciavo poco prima, che scollando o attaccando l’infimo accento, i due « Se » cominciano ad equivalersi. Si perché Se ognuno è un Sè, può in tutta serenità essere un Se… il proprio Se.
Se io sono il mio Sé, allora nessun altro sé può essere interposto tra me e la mia idea, la mia possibilità, la mia ipotesi, le mie probabilità. Non mi si tenti dunque, perché sta scritto: « Non di solo pane vive l’Uomo. » A conferma del fatto che non ho necessità del « Se » di nessuno quando dentro il mio Sé vi sono tutti i miei Se. E ognuno di essi, dentro di me, mi offre infinite possibilità, infinite variabili, al punto di trasformare ogni cosa in cosa nuova, in creazione.
La legge non va scritta sulla pelle o sotto pelle, ma coltivata dentro di Sè perché è invero già scritta, proprio lì dentro; è antica come l’universo. è nelle cellule, nelle molecole, negli atomi, nell’etere e negli spazi siderali, in tutti quei luoghi in cui il Paguro vorrebbe mettere le sue grinfie dimenticando stoltamente di essere anch’egli fatto della stessa sostanza. Ma troppo meschino e debole per poterlo accettare.
« Se fai quel che ti ordino, ti darò la libertà ». Chi, il paguro? Lui restituisce la libertà a me? Non si può né si dovrebbe provare altro che pena infinita di fronte ad una simile demente e indecente proposta.
Chi mai può ardire di porre quel se davanti a qualsiasi altro Sé? La risposta trasversalmente diretta potrebbe essere:
"Non della tua libertà vive l’uomo, signor paguro!" sempre Se l'uomo ricorda di essere il suo stesso Sé, figlio divino, mortale ed sempiterno come ogni cosa nell'universo.
« E Se dio non esistesse? » ….
« Sta scritto che noi siamo qui, vivi e memori, senza averlo voluto. Di certo non devo a te infido paguro, la mia esistenza poiché non hai mai avuto parte in alcun modo alle ragioni della mia nascita » Io sono il mio Se e Se soltanto volessi potrei sottrarti tutte le conchiglie del mondo e allora sarei io a dirti: Se sei tanto potente perché non te la costruisci tu, da solo, la tua conchiglia? Cosa rispondi? Non di sole conchiglie vive il paguro?
Il Se inverte i ruoli, ed è per questo che non merita risposte dirette. Se lo facesse, si piegherebbe al gioco assumendo possibilità inesistenti e ruoli impossibili e inaccettabili. Moltiplicherebbe il numero di conchiglie disponibili e, prima o poi, una di quelle potrebbe essere la tua. Infatti la precedente risposta aveva un Se come inizio e la conclusione è stata quella di aver dato ragione al mio ragionamento. Ogni qualvolta mettiamo un se nei nostri pensieri stiamo erigendo una falsità e dovremmo fare attenzione nel pronunciarlo perché foriero di pericolose azioni e di pensieri perversi. Accettando la sfida di un semplice SE il sostenitore si muta in sostenuto mentre il parassita sostenuto appare come il sostenitore. Gioco di prestigio. illusione con cui il semplice e innocuo SE trasforma il Sè in schiavo di un pensiero rovesciato, colpevole di essere troppo Sè e dunque "irresponsabile". ed è così che - alla fine - il Sé si immola per il bene presunto, quello altrui Se-parando tutto e tutti, isolandosi dalla concreta verità per divenire parte della folle favola.
"Se entrerete in casa mia vi darò tanti dolcetti buoni!" peccato che poi, nel forno, non vi finisce Hansel o Gretel, ma la dolce vecchietta...
Non del senno di poi, ma del « Se » e del
« Ma » son piene le fosse.
Il Sé invece sembra affondare se-mpre più in una notte australe... golosa di marzapane... mentre il forno è già caldo.
AAA cercasi disperatamente Hansel...
Ave et tu fratres!
RC.