mercoledì 6 ottobre 2021

Libera Coena, il Male, la Mela e l'Homo Sacer - di Roberto Caravella



"Ave Olconio, amico mio!"

"Ave et tu Decio ospite amato! Sai quanto io ami la tua nobile Coena Centenara!"

"Ormai, amico mio nonostante la ricercata frugalità preferirei chiamarla Coena Libera...!

"Non dirmi che hai deciso di dar libertà ad un'altro dei tuoi schiavi?"

" No, no... "

"Non dirmi che... Qualcuno che tu conosci è forse condannato al supplizio?   Veneratjam tertius dies idest expectatio liberae coenae....!"

"Beh... Olconio caro, forse si. Ormai credo sia questo il senso ma nessuno in particolare, forse tutti o certamente molti son dannati al supplizio! Ognuno è sacer esto!"


Si ius hominem violat leges iniquae elevatur Gloriam

Si stultum obediat iniustos leges Sacer Esto!


Così inizia una cena ambigua frugale ma raffinata in cui ognuno sa di non sapere se è nel giusto. quel che è certo è che, com
unque sia e comunque vadano le cose nel ragionare, ciascuno ha la certezza di appartenere alla condizione dell'Homo Sacer. 
sacer esto!
Così viene definita la formula arcaica ascritta al diritto romano e annidata in una delle sue dodici Tavole. 
  La Sacertas è la condizione di colui che a causa delle sue azioni viene riservato e abbandonato alla vendetta degli dei. 
perchè sacer vuol dire sacro e sacro vuol significare riservato. E a Roma come in tutto il mondo antico la facilità e la disinvoltura con cui si pronunciava tale formula esprime l'estrema confidenza con l'i-Dea di quel colui che sta al di sopra degli uomini e ne decide le sorti soprattutto se dimostra la sua scarsa propensione all'obbedienza cieca.
  Si perchè l'homo sacer paradossalmente era ritenuto  "Impuro" perché reo di aver commesso un delitto contro questa o quella divinità o... contro la compagine dello stato...
e quindi non poteva essere più titolare di alcun diritto e indegno di qualsiasi dovere. Escluso così dalla vita piena diveniva titolare soltanto della sua nuda vita.  Al colpevole, quindi, venivano  confiscati i beni ( la consecratio capitis et bonorum, pronunciata secondo il particolare rituale della detestatio), e poteva essere ucciso o fatto schiavo da parte di chiunque.

  Ora, pare chiaro che tanto lo stato quanto la divinità silenziosa e immanente sono entrambi assenti-presenti. presenziano e si manifestano soltanto all'occorrenza l'una violando ogni regola e imponendo ideali asintoti e peregrini vivi soltanto nella sua immaginazione deviata e aliena, l'altro obbedendo ciecamente nella speranza di una ricompensa e riconoscenza hic et nunc ... ma anche dopo. anzi soprattutto dopo, se non altro in protezione.

Ma non c'è forse una terza divinità? quella senza sorelle, senza corone, senza vessilli e davvero imparziale?

  Forse si. Forse è quella che alberga nella esigua e angusta domus sacer di ciascuno di noi e che il terrore ignoto per le  divinità coronate ha fatto dimenticare e persino ostracizzare ad onta della inalienabile dignità. Il divo che sottomette al giogo della paura di vivere e di quella del non vivere più... Non vivere più perché la vita stessa si è ammalata di se stessa. l'esistenza si è fatta patogena e con essa sguardi, baci, parole, sorrisi, abbracci, ma non soltanto! l'ignoto e silenzioso si annida ovunque come quell'antico dio che sempre, alla supplica umana di far tacere il male, volgeva lo sguardo altrove  ignorando le morti ingiuste e ingiustificate per natura. Quanti divi falsi abbiamo conosciuto? Ma ora il nuovo sovrano si appresta ad assurgere al suo agognato trono da cui come raggi di un sole nascente emanano proclami di dolce  e ambita eutanasia. 

Colui che non vorrà  dovrà essere additato col disonorevole titolo di Homo Sacer.

L'appeso! il dodicesimo unto.

Si, perchè ormai il mondo intero - e con esso la sua coscienza - si è rovesciato in nome di una santità elettrizzante, magnetica, attraente e multifocale ove si vede, si sente e si parla con tutti e con tutto senza veder nulla neanche ciò che banalmente prima era sotto due piccole froge che pur ci accompagnano ovunque e per tutta la vita.

  eppure è tutto lì, proprio davanti agli occhi ed è bastevole anzi più che sufficiente per non dover fingere di non vedere o che non ci sia.

Dove si annida dunque il paradosso vero?

  basta tenere il foglio della vita fermo davanti agli occhi e e guardare il suo retro...

Dei, Divi, sorelle e Condottieri, Draghi e magi, Stregoni e sacerdoti... (l'abbiamo notata la strana assonanza con colui che offre, per professione e aspirazione, l'innocente vittima in sacrificio al dio: sacer - dos, dotis - didomi...) della novella lege finiscono con il mostrarsi degni tutti di un sonoro "sacer esto!".

Così i buoni obbedienti seguiranno i loro dei sul cammino dell'abbandono e della solitudine in attesa dell'ira divina. Auleti e suricati al seguito vagheranno mestamente sull'orbe senza che più alcuno degni loro di un pietoso sguardo e attendendo sulle alture che le sette coppe si riversino sulla valle del Tel-Ameghiddeon.

il foglio rovesciato svela che chi oggi è homo sacer potrà finalmente additare quella congerie ed esclamare con dignità "SACER ESTO!"


"Vieni Olconio, stenditi comodo su questo magnifico e nuovo triclinio e gusta il vanto delle mense opulente in queste magnifiche ostrea campane e il miglior Massico. E alzo il calice amico mio gusta tutto e con calma ...  ab ovo usque ad mala....


  A cogliere il frutto dal frondoso ramo il gusto è maggiore.