mercoledì 6 gennaio 2021

קרא ן אל

קרא ן אל



Nessuno sa se dio esiste; in fondo nessuno l'ha mai visto però dal fatto che esiste l'idea di dio nasce una storia, la storia di chi è persuaso che dio esiste. Beninteso che nessuna idea racconta la "verità"; piuttosto come efficace strumento della storia. Se un'idea genera una storia allora è atto doveroso prenderla in considerazione.

  Parlare di Dio è doveroso poiché la storia umana è pervasa da questa idea prima greca Theoi poi cristiana e infine mondiale con la prerogativa di essere una "verità" non conclamata ma accettata come tale.

In fondo il mondo ellenico parla di dio ma in modo sincretistico, conciliando una moltitudine di divinità poi riassunte dalla teologia "cristiana" sotto un monolitico dio unico. Dai Theoi al Theos (θεός; pl. Θεοί theoí)... Un bel passo in avanti, ardito e raffinatamente carpiato per la cui messa in opera ci sono volute migliaia di testi e milioni di mini menzogne e artifici di ogni sorta.

  Ma a noi oggi poco importa, in fin dei conti, perché siamo addormentati su idee comode. La nostra era è l'era della comodità o semplicemente della sua "Idea" che sembra verità perché supportata dall'abbagliante e "magica" tecnologia che ne promette tanta mentre in verità addormenta inesorabilmente ogni capacità umana e sovrumana che l'essere umano un tempo possedeva. 

   Era il tempo in cui l'umanità camminava al fianco dei Theoi, al fianco degli Elohim e parlava con essi perché costoro erano (e forse ancora lo sono) quelli che hanno affrettato i tempi della naturale evoluzione regalando all'umanità la propria, avendo da quelli in dono la loro ombra, il loro Tzelem, il frammento che contiene la forma compiuta e per estensione il seme.

   E del resto anche l'antico gnosticismo opera una netta separazione tra l'entità "scintilla" e il falso - o meglio i falsi" dei creatori. L'uno è inconoscibile se non attraverso una gnosi profonda e sublime ma senza possibilità di rappresentazione alcuna; gli altri sono veri, tangibili, sono "Non Dio" ma modellatori, fabbricanti, non buoni, non onnipotenti né eterni. Perché mai si parla di eternità nei testi biblici. Mai.

   Tant'è che un giorno un Maishya a noi molto noto, ma al suo tempo uno tra i tanti, infervorato nella sua opera umana ebbe a dire: "...il mio dio non è il vostro dio".  E poi per tutto il suo operato parla di "Padre" e non di dio o di dei. Lui sa in realtà e conosce profondamente la differenza tra Padre, "Abu"  e dio, Theos che ne l'aramaico ne l'ebraico conosce il concetto di Dio in quanto unico elemento creatore superno e inaccessibile. 

   Probabilmente quegli elohim ne avevano conoscenza ma non di certo gli umani del tempo di Gesù che, invece, avevano grande dimestichezza con quelli che noi chiamiamo dei. Una moltitudine che governava l'umanità ad essi sottomessi da millenni.

   La liberazione del nuovo e inaspettato Mashya infatti non è da intendere rispetto ad un male indistinto, ad un peccato originale mai commesso, ma una liberazione da un dio malvagio, vendicativo e despota che non conosceva pietà perché nato nella guerra e per la guerra, vissuto nell'abitudine della gerarchia, del comando e del potere. 

  quel dio umano, troppo umano, che insegna al suo popolo il ricatto del denaro mentre Yoshua cerca di redimere l'umanità insegnando a restituire quel denaro a chi ne fa arma di potere. date a Cesare quel che è suo e date al padre quel che è del Padre. 

   Quel Mashya è davvero Il Mashya che opera una profonda Metanoia nel mondo cercando di distruggere non già Roma o il male originale ma quel Eloah che generava morte, che conquistava con il sangue fazzoletti di terra arida e regnava con violenza cieca su ogni ebreo che gli giurasse sottomissione. Ben lungi dall'essere un Dio e men che meno assoluto e "creatore" di cieli e terre, mondi e cosmi. Piuttosto un invasore come tanti (Tertulliano ne parla ma anche Flavio Giuseppe ed altri che li videro e li conobbero come Paolo di Tarso).

   Platone descrive il passaggio da istinto a regola e dice che quando un certo giorno si verificò la "megiste metabole”: grande capovolgimento in cui il dio abbandonò la tribù umana e gli uomini, perché prima governava "con il bastone come si governano le pecore" e gli uomini, per vivere, dovettero darsi delle regole da soli e in questa maniera inventarono la politica.

  La politica è una parola che viene dal greco polla che vuol dire molti: Politike che forma una crasi tra Polys e tekhné, dunque tecnica, arte che attiene alla moltitudine.

Come facciamo a convivere tra molti con molti attraverso regole istituzionali? in principio vi erano gli dei e le loro leggi, non dieci ma decine e decine, poi giunse l'uomo affrancato (in apparenza) da quegli dei e fascinato da quell'antico Mashya che conosceva la propria debole forza contro il fascino del potere e del denaro e ne redasse ancora di più. Giunsero i Soloni e con essi coloro che creavano leggi e giurisprudenze sempre più complesse. Ecco, questa è un po la storia dell’uomo. Attenzione allora che cos'è la libertà in un contesto di questo genere? É il fatto di non avere istinti; l'uomo è libero, ma pericolosamente libero perché se esercita la sua libertà all'interno del mondo istituito dalle istituzioni va bene, ma se la esercita anche fuori dal mondo istituzionale allora corre dei pericoli man mano che la società si fa evoluta e complessa.

  Però di fondo è la indeterminatezza per cui noi crediamo di essere liberi, un'indeterminatezza che denuncia che non siamo dei viventi, armonici con la natura, ma ancora vittime plagiate dal barbaro istinto  elohitico che esige desiderio di potere, inganno, oppressione, sottomissione, ricatto e coercizione.

  Ma a dirla tutta neanche il mio padre è il vostro padre come il mio dio non è il vostro... se il vostro è quello che mi mostrate.

קרא ן אל  Karah wah El. Chi discorre con El.

Ma potrebbe di certo esserlo se apriste occhi e cuore (in senso generico); restituendo a Cesare quel che è suo e tornando nel mondo che è origine e fondamento, dove vibra ogni minima chorda di tutto e dove non accettare di essere parte di quel Tutto significa scegliere di non essere degni di viverci e destinati ad un indefinito (Le-Olam) confino. Unico caso in cui necessita la spada è proprio questo recidere i rami malati, asportare il cancro umano che uccide il mondo, trovare l'equilibrio della bascula.

  Tornare nel mondo per tornare nei cieli. fare nuove tutte le cose, restituire valore vero a tutto. 

     Ma so che tanti crederanno che ciò comporti la rinuncia a qualcosa di grande a cui siamo giunti e che ci fa grandi.

  Ma no, non è così. quella rinuncia non è un regresso. Piuttosto è una evoluzione - difficile, si - alla quale nessuno dovrebbe rinunciare. essere noi stessi prolungamento umano e non vittime di protesi tecnologiche. 

   E' difficile. Pochi comprenderanno. Ma addormentare i sensi a lungo, li distrugge per sempre. Esercitarli sempre supera ogni tecnologia. Non crediate di giungere a Dio o ad essere Dio con quella Tekhné ... Al massimo potrete fingere di essere nuovi dei ancorché più beceri di quelli in cui credete o avete creduto. Senza quella tecnica, sarete liberi di riconoscervi Dio vero incarnato che non ha sembianze e non domanda icone e sottomissione né sangue ne violenza o potere. Il suo potere è nel Tutto.

R.C.


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