sabato 7 settembre 2013

I SIGNORI DELLA GUERRA



E’ strano, e non è certo una sensazione di pochi, che in una crisi che ormai non più trova fondo qui come altrove un primo ministro sia capace di fingere e mentire tanto spudoratamente dinanzi ad un intera nazione – sebbene con un espressione più simile a quello del cordoglio che a quello della soddisfazione – con una professionalità da attore consumato affermando che l’Italia non è più un sorvegliato speciale e che ora, finalmente, conta! Conta? Ma cosa? I debiti? Lo sfacelo sociale? La Caporetto economica? Conta il numero di morti? Cosa conta questo grand’uomo insieme al manipolo di pseudo democratici impallinatori e protezionisti? La presenza di “Chiodo” al G20 aveva una per nulla chiara assonanza con le saghe di J.R.R. Tolkien, in cui al povero Chiodo viene affidata una missione non sua, un sacrificio per nome di silenziosi e oscuri signori. E lui ha delle visioni, mistiche a volte, in cui vede realtà impossibili come la dignità di un paese che ormai è avvolto nelle tenebre più fitte e maleodoranti. Ma Chiodo segue queste visioni e porta con sé un drappello di Lhobbyt (no, non è un errore casuale… ne un refuso…) drogati di non si sa quale misteriosa pozione che li rende obbedienti al comando del signore della guerra. Che strano. A parte il fatto che G20 evoca da sé un sinistro presagio, quello dell’ultima vera guerra del XX secolo ma anche la prima grande guerra del XXI! E la data del Consiglio? Anche quella emblematica. Di fronte ad una nazione ipnotizzata dalla ormai universalmente celebrata fatidica data dell’ 11 Settembre, quando ancora scorrono celebrative lacrime rigando i volti democratici di un popolo colpito così “profondamente” e “ingiustamente” al cuore, quando ancora una volta si riaprono le rabbie ed i rancori ecco che il Gran Consiglio decide di decidere, proprio all’alba del giorno successivo…
Ancora una volta gli “sceneggiattori” di Hollywood scendono in campo di soppiatto a suggerire inquadrature, soggetti, scenografie e sceneggiature di ottima fattura per interpretare ancora una volta il mitico eroe di una Saga degna del migliore Omero del presente.
E  Chiodo non desiste. Lui deve ritrovare l’anellino di latta, il gadget della Nestlé che è stato sottratto al grande sovrano mentre sorbiva la sua tazza di latte condensato. Ora sorride con aria mesta esclamando con denti stretti: Ora è tutto a posto, bisogna andare avanti…”. Ma andare dove, se siamo ormai prigionieri agli arresti domiciliari? Compatti? Cosa è compatto in Italia? Chi, soprattutto ha ancora la sensazione di compattezza oltre Chiodo e i suoi fratelli? Il vecchio druido, poi, sembra aver smarrito il libro degli incantesimi e delle pozioni… ormai va a memoria perché non ha il coraggio di confessare che alla sua età è facile passare metà del tempo a perdere le cose e l’altra metà a cercarle. E allora si limita a dire frasi sconnesse che, secondo il vecchio saggio, dovrebbero accontentare tutti scontentando ovviamente chiunque non sia parte del manipolo di Chiodo… e forse neanche tutti…
Merkonda, intanto, si alza silenziosamente dal consesso dei guerreggianti in pectore e se ne va; proprio mentre il “Gran Capo” comincia a recitare il suo monologo trito e ritrito fin dai tempi di “Casablanca”. Frasi alla Bogart che vorrebbero raggiungere gli apici dell’eterno: “Domani è un altro giorno” ma la Epburn questa volta non aspetta neanche che termini e se ne va negando anche quel bacio appassionato su cui le nostre mamme piangevano amorosamente. Lei va via, non le ascolta quelle parole, l’eco vuoto rimbalza nelle menti vuote e sulle pareti di finto legno che Il santo Pietro gli ha messo a disposizione nella sua città di villeggiatura a nord… ma che ora, per bocca di un signore strano avverte il Grande Capo che la finzione non basta più. Non una mossa falsa perché stavolta la trippa è finita non soltanto per i gatti ma anche per gli “uomini” che abbiano almeno una lettera in comune con gli “Uomini”.
Allora si apre il bivio del sospetto: chi seguire, l’alleato al quale abbiamo promesso tutto, oppure colei che pur barando, mentendo, assoggettando, tenta disperatamente di opporsi a quel Gran Capo facendo scudo con una nazione nuova e potente ancora da creare? Ebbene, si. Questo era l’intento originario! Pianificato ormai da oltre quattro decenni, forse più. Gli staterelli europei, da soli, non potevano farcela, si doveva fare un solo grande stato capace di dire no ai prepotenti signori oltremontani e oltreoceanici. Ma si sono fidati di un fiuto poco affidabile. Hanno scelto la strada sbagliata indicata, indovina un pò? Proprio dai messaggeri di quel Persiano d’oltre oceano: il denaro!
Mossa sbagliata, mossa falsa. Uno scacchista di rango lo riconoscerebbe subito: un “barbiere” in due mosse e scacco matto. Scegliendo il denaro come arma si è creduto di arginare subito il dramma che si stava compiendo sotto gli occhi di tutti creando una moneta forte che contrastasse quel verdone a cui tutti aspiriamo e abbiamo tanto aspirato (anche i Russi…). E in effetti ciò è avvenuto, è vero. L’euro ha dato tanto filo da torcere al doblone d’oro del Gran Capo Obarone degli Obamoni…
Ma ci si è dimenticati di quel trascurabile, infimo, apparentemente inutile e zavorrante particolare che fa la differenza: l’Identità.
Si perché pensando sempre e soltanto in termini di denaro si è finiti con l’identificarsi in una fede comune che - ora lo stiamo comprendendo con chiarezza – fede non è ne può esserlo. L’Identità, singola o di popolo che sia, è fondamento di qualsiasi coesione sociale. Partendo da quella si sarebbe fatta un Europa Nobile e verace. Costruita sul denaro si è creato uno scudo che al primo squillo degli shofar crollerà come le mura di Gerico, come briciole di panettone lasciando sul terreno solo uva passa.  Chi scegliere dunque? Schiavi d’Europa senza più Costituzione paterna o schiavi d’America senza più costituzione materna? Chi farsi nemico, uno o tutti? Potrà mai un Italiano che non si dichiari partigiano vero, andare dal Serse Barakkon degl’Obamoni e dire: “Grazie, basta così, vogliamo esser grati per quanto ci avete aiutato un secolo fa, vi ammiriamo moltissimo da sempre, ci piacciono i vostri film, ma adesso basta, il conto è stato pareggiato da tempo ed ora rivogliamo la nostra identità, bella o brutta che sia, antica o mederna, attuale o obsoleta perché è nostra e nostra vogliamo che resti! E se devo proprio scegliere una Terra preferisco questa, ma da oggi in poi le leggi le detto io anche al resto dell’Europa!”. Non si può essere europei e al tempo stesso sostenere chi vuole punire, piegare e mortificare degli innocenti in nome del denaro. Perché devo uccidere o aiutare chi vuole farlo, per dar da mangiare degli zoticoni vaccari ripuliti solo nell’abbigliamento? Perché questo Mediterraneo, di cui Io ho le chiavi, devo aprirlo come se fossi l’usciere, il portiere d’albergo mal stipendiato invece che il proprietario? Perché offrire la camera con vista migliore al miglior cecchino in circolazione per uccidere mio fratello a cento passi da qui? Ma soprattutto, perché non riesco a scorgere quei cernecchi nascosti sotto il cappello da Cow Boy sulla testa del cecchino che mastica cewingum?
Io credo che un vero patriota comincerebbe da un’Austerità reale e senza upsylon finale, autentica, sana, franca. Un’austerità che indichi la strada vera, giusta e nuova da percorrere, fatta di autarchia. Un austerità che insegni al mondo come si deve e si vuole vivere senza sopravvivere. Affrancata dal petrolio (e si può… ohhh si, se si può!), affrancata dai semi mostruosi, affrancata dalle competenze di parte e dalle competenze incompetenti.
Ma soprattutto affrancata da gente venduta che recita la parte del buono, de “arrivano i nostri” di un Western molto, troppo all’italiana… Affrancata infine da un identità non identificabile, non reale, non riconoscibile nei volti, negli sguardi, nelle parole dei nostri figli.
Ora e sempre resistenza, questo il vecchio adagio, seppur convulso nell’entusiasmo giovanile che ora si spegne sul volto dei nostri giovani in una sorta di climacus liquescens  che si restringe in un sintetico, asettico e liofilizzato clik. Resistere è però un dovere morale e perfino religioso dettato da una preghiera che ai più appare bizzarra.  Si perché lo Ior fa scomparire i suoi soldi facendoli migrare vero Germania e Svizzera mentre il nostro amato Francesco chiede al russo di non spargere sangue… proprio a lui che ha denunciato il Grande Capo dicendo che non permetterà un simile omicidio? Qualcuno se lo è domandato, il perché di questo gesto? Noi si, e la risposta non è stata confortante, ma crudamente onesta. Ormai è tutto stabilito, cavalli, re, regine alfieri e pedoni sono disposti a dovere e la posta in gioco è davvero molto alta, anche più del sangue – colpevole o innocente che sia – Perché Chiodo non si rende conto di aver compiuto più di un affronto verso più di una persona credendo di far la parte di quello accomodante. Ha pestato i piedi a tutti, sopra e sotto, a destra e a sinistra sia in senso lato che in senso geografico. Si è dimostrato ancor più meschino e imbelle di quanto crede di dimostrare con l’aria di giovane “pulito”. Ha in mano le chiavi di quest’albergo ma non chiede prezzo, soltanto favori… e protezione. Machiavelli avrebbe vomitato anche la bile. Ma noi? Torniamo a ridacchiare del satiro che, favorito e messo lì apposta in cambio di altri favori, ha permesso da vent’anni tutto ciò.
Opporsi, resistere e parteggiare è ormai il vero, autentico segnale di chi sa di dover smettere di essere altri che se stesso, di abitare la propria casa e difendere la propria famiglia. È l’imperativo di chi sceglie diessere finalmente Uomo, finalmente Donna.


Roberto Caravella




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