E’
strano, e non è certo una sensazione di pochi, che in una crisi che ormai non più
trova fondo qui come altrove un primo ministro sia capace di fingere e mentire
tanto spudoratamente dinanzi ad un intera nazione – sebbene con un espressione più
simile a quello del cordoglio che a quello della soddisfazione – con una
professionalità da attore consumato affermando che l’Italia non è più un
sorvegliato speciale e che ora, finalmente, conta! Conta? Ma cosa? I debiti? Lo
sfacelo sociale? La Caporetto economica? Conta il numero di morti? Cosa conta
questo grand’uomo insieme al manipolo di pseudo democratici impallinatori e
protezionisti? La presenza di “Chiodo” al G20 aveva una per nulla chiara
assonanza con le saghe di J.R.R. Tolkien, in cui al povero Chiodo viene
affidata una missione non sua, un sacrificio per nome di silenziosi e oscuri signori.
E lui ha delle visioni, mistiche a volte, in cui vede realtà impossibili come
la dignità di un paese che ormai è avvolto nelle tenebre più fitte e
maleodoranti. Ma Chiodo segue queste visioni e porta con sé un drappello di
Lhobbyt (no, non è un errore casuale… ne un refuso…) drogati di non si sa quale
misteriosa pozione che li rende obbedienti al comando del signore della guerra.
Che strano. A parte il fatto che G20 evoca da sé un sinistro presagio, quello
dell’ultima vera guerra del XX secolo ma anche la prima grande guerra del XXI!
E la data del Consiglio? Anche quella emblematica. Di fronte ad una nazione
ipnotizzata dalla ormai universalmente celebrata fatidica data dell’ 11
Settembre, quando ancora scorrono celebrative lacrime rigando i volti
democratici di un popolo colpito così “profondamente” e “ingiustamente” al
cuore, quando ancora una volta si riaprono le rabbie ed i rancori ecco che il
Gran Consiglio decide di decidere, proprio all’alba del giorno successivo…
Ancora
una volta gli “sceneggiattori” di Hollywood scendono in campo di soppiatto a
suggerire inquadrature, soggetti, scenografie e sceneggiature di ottima fattura
per interpretare ancora una volta il mitico eroe di una Saga degna del migliore
Omero del presente.
E Chiodo non desiste. Lui deve ritrovare l’anellino
di latta, il gadget della Nestlé che è stato sottratto al grande sovrano mentre
sorbiva la sua tazza di latte condensato. Ora sorride con aria mesta esclamando
con denti stretti: Ora è tutto a posto, bisogna andare avanti…”. Ma andare
dove, se siamo ormai prigionieri agli arresti domiciliari? Compatti? Cosa è
compatto in Italia? Chi, soprattutto ha ancora la sensazione di compattezza
oltre Chiodo e i suoi fratelli? Il vecchio druido, poi, sembra aver smarrito il
libro degli incantesimi e delle pozioni… ormai va a memoria perché non ha il
coraggio di confessare che alla sua età è facile passare metà del tempo a
perdere le cose e l’altra metà a cercarle. E allora si limita a dire frasi
sconnesse che, secondo il vecchio saggio, dovrebbero accontentare tutti
scontentando ovviamente chiunque non sia parte del manipolo di Chiodo… e forse
neanche tutti…
Merkonda,
intanto, si alza silenziosamente dal consesso dei guerreggianti in pectore e se
ne va; proprio mentre il “Gran Capo” comincia a recitare il suo monologo trito
e ritrito fin dai tempi di “Casablanca”. Frasi alla Bogart che vorrebbero
raggiungere gli apici dell’eterno: “Domani è un altro giorno” ma la Epburn
questa volta non aspetta neanche che termini e se ne va negando anche quel
bacio appassionato su cui le nostre mamme piangevano amorosamente. Lei va via,
non le ascolta quelle parole, l’eco vuoto rimbalza nelle menti vuote e sulle
pareti di finto legno che Il santo Pietro gli ha messo a disposizione nella sua
città di villeggiatura a nord… ma che ora, per bocca di un signore strano
avverte il Grande Capo che la finzione non basta più. Non una mossa falsa perché
stavolta la trippa è finita non soltanto per i gatti ma anche per gli “uomini”
che abbiano almeno una lettera in comune con gli “Uomini”.
Allora
si apre il bivio del sospetto: chi seguire, l’alleato al quale abbiamo promesso
tutto, oppure colei che pur barando, mentendo, assoggettando, tenta
disperatamente di opporsi a quel Gran Capo facendo scudo con una nazione nuova
e potente ancora da creare? Ebbene, si. Questo era l’intento originario!
Pianificato ormai da oltre quattro decenni, forse più. Gli staterelli europei,
da soli, non potevano farcela, si doveva fare un solo grande stato capace di
dire no ai prepotenti signori oltremontani e oltreoceanici. Ma si sono fidati
di un fiuto poco affidabile. Hanno scelto la strada sbagliata indicata, indovina
un pò? Proprio dai messaggeri di quel Persiano d’oltre oceano: il denaro!
Mossa
sbagliata, mossa falsa. Uno scacchista di rango lo riconoscerebbe subito: un “barbiere”
in due mosse e scacco matto. Scegliendo il denaro come arma si è creduto di
arginare subito il dramma che si stava compiendo sotto gli occhi di tutti
creando una moneta forte che contrastasse quel verdone a cui tutti aspiriamo e
abbiamo tanto aspirato (anche i Russi…). E in effetti ciò è avvenuto, è vero. L’euro
ha dato tanto filo da torcere al doblone d’oro del Gran Capo Obarone degli Obamoni…
Ma
ci si è dimenticati di quel trascurabile, infimo, apparentemente inutile e
zavorrante particolare che fa la differenza: l’Identità.
Si
perché pensando sempre e soltanto in termini di denaro si è finiti con l’identificarsi
in una fede comune che - ora lo stiamo comprendendo con chiarezza – fede non è
ne può esserlo. L’Identità, singola o di popolo che sia, è fondamento di
qualsiasi coesione sociale. Partendo da quella si sarebbe fatta un Europa
Nobile e verace. Costruita sul denaro si è creato uno scudo che al primo
squillo degli shofar crollerà come le mura di Gerico, come briciole di
panettone lasciando sul terreno solo uva passa.
Chi scegliere dunque? Schiavi d’Europa senza più Costituzione paterna o
schiavi d’America senza più costituzione materna? Chi farsi nemico, uno o
tutti? Potrà mai un Italiano che non si dichiari partigiano vero, andare dal
Serse Barakkon degl’Obamoni e dire: “Grazie, basta così, vogliamo esser grati
per quanto ci avete aiutato un secolo fa, vi ammiriamo moltissimo da sempre, ci
piacciono i vostri film, ma adesso basta, il conto è stato pareggiato da tempo
ed ora rivogliamo la nostra identità, bella o brutta che sia, antica o mederna,
attuale o obsoleta perché è nostra e nostra vogliamo che resti! E se devo
proprio scegliere una Terra preferisco questa, ma da oggi in poi le leggi le
detto io anche al resto dell’Europa!”. Non si può essere europei e al tempo
stesso sostenere chi vuole punire, piegare e mortificare degli innocenti in
nome del denaro. Perché devo uccidere o aiutare chi vuole farlo, per dar da
mangiare degli zoticoni vaccari ripuliti solo nell’abbigliamento? Perché questo
Mediterraneo, di cui Io ho le chiavi, devo aprirlo come se fossi l’usciere, il
portiere d’albergo mal stipendiato invece che il proprietario? Perché offrire
la camera con vista migliore al miglior cecchino in circolazione per uccidere
mio fratello a cento passi da qui? Ma soprattutto, perché non riesco a scorgere
quei cernecchi nascosti sotto il cappello da Cow Boy sulla testa del cecchino
che mastica cewingum?
Io
credo che un vero patriota comincerebbe da un’Austerità reale e senza upsylon
finale, autentica, sana, franca. Un’austerità che indichi la strada vera,
giusta e nuova da percorrere, fatta di autarchia. Un austerità che insegni al
mondo come si deve e si vuole vivere senza sopravvivere. Affrancata dal
petrolio (e si può… ohhh si, se si può!), affrancata dai semi mostruosi,
affrancata dalle competenze di parte e dalle competenze incompetenti.
Ma
soprattutto affrancata da gente venduta che recita la parte del buono, de “arrivano
i nostri” di un Western molto, troppo all’italiana… Affrancata infine da un
identità non identificabile, non reale, non riconoscibile nei volti, negli
sguardi, nelle parole dei nostri figli.
Ora
e sempre resistenza, questo il vecchio adagio, seppur convulso nell’entusiasmo
giovanile che ora si spegne sul volto dei nostri giovani in una sorta di
climacus liquescens che si restringe in
un sintetico, asettico e liofilizzato clik. Resistere è però un dovere morale e
perfino religioso dettato da una preghiera che ai più appare bizzarra. Si perché lo Ior fa scomparire i suoi soldi
facendoli migrare vero Germania e Svizzera mentre il nostro amato Francesco
chiede al russo di non spargere sangue… proprio a lui che ha denunciato il
Grande Capo dicendo che non permetterà un simile omicidio? Qualcuno se lo è
domandato, il perché di questo gesto? Noi si, e la risposta non è stata
confortante, ma crudamente onesta. Ormai è tutto stabilito, cavalli, re, regine
alfieri e pedoni sono disposti a dovere e la posta in gioco è davvero molto
alta, anche più del sangue – colpevole o innocente che sia – Perché Chiodo non
si rende conto di aver compiuto più di un affronto verso più di una persona
credendo di far la parte di quello accomodante. Ha pestato i piedi a tutti,
sopra e sotto, a destra e a sinistra sia in senso lato che in senso geografico.
Si è dimostrato ancor più meschino e imbelle di quanto crede di dimostrare con
l’aria di giovane “pulito”. Ha in mano le chiavi di quest’albergo ma non chiede
prezzo, soltanto favori… e protezione. Machiavelli avrebbe vomitato anche la
bile. Ma noi? Torniamo a ridacchiare del satiro che, favorito e messo lì
apposta in cambio di altri favori, ha permesso da vent’anni tutto ciò.
Opporsi,
resistere e parteggiare è ormai il vero, autentico segnale di chi sa di dover
smettere di essere altri che se stesso, di abitare la propria casa e difendere
la propria famiglia. È l’imperativo di chi sceglie diessere finalmente Uomo,
finalmente Donna.
Roberto
Caravella



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